5 febbraio

In questo 5 febbraio ricordiamo Sant'Agata.

Nacque nei primi decenni del III secolo a Catania, in una ricca e nobile famiglia di fede cristiana.

Verso i 15 anni volle consacrarsi a Dio. Il vescovo di Catania accolse la sua richiesta e le impose il velo rosso portato dalle vergini consacrate.

Il proconsole di Catania Quinziano, ebbe l'occasione di vederla, se ne invaghì, e in forza dell'editto di persecuzione dell'imperatore Decio, l'accusò di vilipendio della religione di Stato, quindi ordinò che la portassero al Palazzo pretorio.

Ma i tentativi di seduzione da parte del proconsole non ebbero alcun risultato. Furioso, l'uomo imbastì un processo contro di lei. Interrogata e torturata, Agata resisteva nella sua fede: Quinziano, al colmo del furore, le fece anche strappare o tagliare i seni con enormi tenaglie. Ma la giovane, dopo una visione, fu guarita. Fu ordinato allora che venisse bruciata, ma un forte terremoto evitò l'esecuzione.

Il proconsole fece togliere Agata dalla brace e la fece riportare agonizzante in cella, dove morì qualche ora dopo, nell'anno 251.

Oltre al nome di Sant'Agata, oggi troviamo sul calendario anche quelli di San Saba il Giovane, Sant'Albuino di Bressanone, Sant'Avito e Sant'Ingenuino (o Genuino).

Ma n'atu sole
Cchiu' bello, oi ne'
'O sole mio
Sta 'nfronte a te...

(e l'avete letta cantando)

Sono le prime parole della celeberrima 'O sole mio, canzone scritta in napoletano da Giovanni Capurro nel lontanissimo 1898.

Chi non conosce questa canzone? Nessuno, ovviamente! Anche perché di questa ne esistono innumerevoli versioni, cantate dalle voci più o meno famose di tutto il mondo. La musica fu composta da Edoardo di Capua nello stesso periodo.

Pur essendo così famosa, agli autori non portò chissà quale ricchezza: morirono infatti nel 1917 (di Capua) e 1920 (Capurro) in condizione di povertà.

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